SCIENZA: L'ESAME DEL FONDO DELL'OCCHIO

Abbiamo registrato, mercoledì 29 luglio, la seconda video-intervista dedicata ad illustrare i principali esami oculistici utilizzati nelle visite oftalmologiche. Le domande sono state poste questa volta al dott. Mario Vanzetti, oculista che i nostri soci conoscono molto bene in quanto opera da anni presso l'Ospedale Mauriziano di Torino. In questo filmato si tratta dell'esame del fondo oculare, anche detto "Fundus Oculi" una delle indagini più comuni nelle patologie che coinvolgono la retina. Tale metodica può essere effettuata soggettivamente dal medico oppure utilizzare varie forme di riproduzione fotografica. Per visionare l'interessante documento cliccare qui sotto:

Clicca qui

SCIENZA: TERAPIA GENICA CONTRO LE MACULOPATIE

La prestigiosa rivista scientifica Agomb-Science ha pubblicato un interessante studio realizzato dall'Istituto di Oftalmologia Molecolare e Clinica di Basilea. Si tratterebbe di un particolare trattamento genico che sarebbe in grado, secondo gli estensori dell'articolo, di rendere nuovamente sensibili alla luce alcuni fotorecettori retinici non più funzionanti. Le frequenze luminose riattivabili sarebbero quelle vicine all'infrarosso (NIR). Si userebbe come vettore un particolare adenovirus che porterebbe con sè frammenti di DNA e nanoparticelle d'oro. Tale metallo fungerebbe da antenna per determinati segnali derivanti dai fotorecettori riparati. Il direttore dello IOB dott. Botond Roska si è detto fiducioso circa gli sviluppi della ricerca ed ha dichiarato che sono stati ottenuti importanti risultati su modelli animali. In ogni caso, anche se la fonte è sicuramente seria, solo il tempo ci potrà dire se questo studio potrà raggiungere la sperimentazione sull'uomo.

SCIENZA: CONOSCIAMO MEGLIO L'OCT

Lunedì 6 luglio, dopo la lunga pausa dovuta al Covid19, ci è tornato a trovare in sede centrale il nostro presidente del Comitato Scientifico dott. Luigi Fusi. Con lui abbiamo girato alcune sequenze del prossimo documentario che ricorderà i trenta anni dell'associazione. Ne abbiamo però approfittato anche per inaugurare una nuova serie di interviste scientifiche dedicate ai principali esami clinici comunemente praticati in oculistica. Il primo appuntamento intende approfondire il cosiddetto OCT, ovvero la Tomografia a Coerenza Ottica, una metodica lanciata agli inizi degli anni '90 ed oggi considerata strumento insostituibile nella diagnosi delle patologie retiniche. Per visionare il filmato cliccare qui sotto:

https://www.youtube.com/watch?v=WGa2bSSZpHs

 

SCIENZA: IL TRAPIANTO AUTOLOGO DELLA COROIDE

Con l'autorizzazione dell'autrice abbiamo il piacere di presentare una interessantissima relazione video della dott. Barbara Parolini, componente del nostro Comitato Scientifico e partecipante ai congressi sulle distrofie retiniche ereditarie svoltisi a Settimo Torinese (2015) e a Milano (2019).
Nel filmato si tratta approfonditamente del trapianto autologo della coroide, un delicatissimo intervento chirurgico indicato in alcuni casi di maculopatia essudativa. È bene precisare che tale intervento non può essere utile in tutte le maculopatie. La coroide è una struttura fortemente vascolarizzata posta sotto la retina. Si tratta di una relazione, pubblicata un mese fa, rivolta ad oculisti ma pensiamo che, per la chiarezza del linguaggio, possa essere compresa anche da parecchi pazienti. Per visionare il filmato cliccare qui sotto:

http://www.youtube.com/watch?v=Sjd2rfCoaYw

SCIENZA: CORONAVIRUS NELLE LACRIME

Mercoledì 22 aprile alcuni organi d'informazione hanno diffuso la notizia del ritrovamento del virus Covid19 nelle lacrime di una persona infettata. La ricerca è stata compiuta presso il prestigioso Istituto Spallanzani di Roma. Il fatto, di per sé, non stupisce in quanto probabilmente il virus, una volta penetrato nell'organismo, tende a diffondersi un po' ovunque. Stupisce tuttavia la sua permanenza nell'apparato oculare anche dopo la negativizzazione dei tamponi faringei e nasali. Si tratta comunque di uno studio molto limitato che dovrà necessariamente essere confrontato con altre osservazioni in corso a livello internazionale. Sembra tuttavia confermata la possibilità di una via di accesso del virus attraverso l'apparato oculare, principalmente tramite la congiuntiva. Il nostro comitato scientifico sottolinea tuttavia come queste notizie non modificano in nulla le norme di protezione indicate in precedenza.

SCIENZA: FOTORECETTORI DALLE CELLULE DELLA PELLE?

La prestigiosa rivista scientifica "Nature" ha recentemente pubblicato i risultati di una interessante ricerca neuro-oftalmologica sviluppata negli Stati Uniti.

E' bene comunque precisare che si tratta di uno studio portato avanti, per ora, soltanto a livello di topi. Il lavoro, coordinato presso il National Eye Institute dal prof. Kapil Bharti, sarebbe riuscito a trasformare direttamente, attraverso una tecnica di riprogrammazione lampo, cellule della pelle in fotorecettori a bastoncello. Tali cellule sarebbero state riprogrammate in dieci giorni senza dover preventivamente passare dallo stadio di staminali. dei quattordici topini trattati, anche affetti da alterazioni retiniche avanzate, sei avrebbero significativamente recuperato capacità visiva. I risultati positivi si sarebbero inoltre mantenuti nei tre mesi successivi all'intervento.

Anche se i presupposti scientifici della ricerca americana appaiono senz'altro molto seri, alcuni osservatori si mantengono comunque prudenti. Si ricorda infatti ancora molto bene lo scandalo verificatosi nel 2014 quando, un articolo riguardante un argomento simile, fu pubblicato a firma della ricercatrice giapponese Haruko Obokata. Nei mesi successivi lo studio risultò però falso ed il mentore scientifico della Obokata si suicidò (Vedi QUI per i dettagli) . Seguiremo pertanto attentamente gli sviluppi di questa interessante vicenda.

SCIENZA: ATTENZIONE ALLA CLOROCHINA

Riceviamo dagli amici dell'associazione RP-Liguria e volentieri pubblichiamo:


Premettendo che quello che segue non rappresenta un consiglio medico, e che è sempre necessario rivolgersi al proprio medico quando se ne ravvisi la necessità, ci è giunta la notizia che su molti social circola l’informazione che, tra gli approcci terapeutici per contrastare gli effetti devastanti del coronavirus, viene indicata anche la clorochina o idrossiclorochina.
Questa informazione può indurre il singolo cittadino a procurarsi autonomamente detto farmaco, magari con “metodi poco ortodossi”, procedendo quindi con il fai da te.
Sottolineiamo che l’uso di queste sostanze deve essere fatto esclusivamente sotto stretto controllo medico e in presenza di coronavirus accertato, non certo per profilassi o prevenzione.
Ricordiamo pertanto che clorochina e idrossiclorochina presentano diverse controindicazioni, non solo per i soggetti cardiopatici o affetti da favismo ma, per quanto concerne la vista, non devono essere somministrati a persone con alterazioni retiniche e del campo visivo e in caso di maculopatie.
Per lo stesso motivo, si raccomanda vivamente in ogni occasione di informare il medico sulle proprie condizioni retiniche, maculari o del campo visivo, affinché possa valutare la situazione personale nella sua completezza e assumere, di conseguenza, le decisioni più idonee.

SCIENZA: COVID19 E CONGIUNTIVITE

Abbiamo chiesto al nostro Comitato Scientifico, a seguito di alcune segnalazioni apparse in rete, di scriverci qualcosa sulle implicazioni oculari del Coronavirus. Ecco un primo contributo fattoci pervenire dall'oculista dott. Mario Vanzetti:

In questi giorni è naturale che le continue notizie che ci giungono da moltissime fonti, spesso poco controllate e contraddittorie, finiscano con il creare dubbi e perplessità in tutti noi.
I dubbi li abbiamo tutti, sia chiaro, anche i medici e il personale sanitario, e forse noi medici abbiamo ancora più dubbi perché dobbiamo dare delle risposte alle legittime domande che ci vengono poste dai pazienti.
Allora, prima di entrare in argomento voglio fare una premessa
Questa epidemia, che è scoppiata da poco più di tre mesi e che al momento non sembra rallentare nel mondo, è legata ad un virus che non conoscevamo, di cui sappiamo ancora poco con certezza.
Tutto quello che pensiamo oggi di sapere sono ipotesi, legate all’osservazione diretta e all’esperienza di medici diversi, che hanno agito sotto stress in modi, luoghi culture diverse, senza molto tempo per elaborare teorie provate e sicure.
Quello che sappiamo oggi potrebbe essere superato domani, quindi prendete queste mie parole come una fotografia della realtà oggi, e oltretutto una fotografia mossa e sfocata.
insomma, entriamo nell’argomento: da subito è stata riportata la notizia che tra i morti lamentati in Cina c’è il dott. Li Wenliang un giovane oftalmologo che per primo ha segnalato il possibile inizio della diffusione di una polmonite legata ad un nuovo virus. Ma è sufficiente questa drammatica testimonianza per legare un occhio rosso al Corona virus?
Risposta, a questo punto ovvia: non lo sappiamo
il problema è che, per i motivi che spiegavo prima, non abbiamo raccolto, fino ad ora, un numero sufficiente di casi e non è stato ancora possibile controllarli adeguatamente per poter dare una risposta sicura ed attendibile.
Nelle chat tra Colleghi qualcuno riferisce di aver visto pazienti con la congiuntivite, che poi sono risultati positivi al test, ma sono esperienze personali che non possono essere considerate una vera prova, e poi soprattutto non esiste al momento in queste osservazioni un criterio comune per definire di che forma di congiuntivite si sia trattato.
La congiuntivite è una delle malattie oculari più comuni e può manifestarsi o in forma acuta o cronica. Può essere causata da un’infezione batterica, virale o da altri microorganismi o parassiti. Ma può anche derivare da una reazione allergica a elementi come pollini, acari della polvere, peli di animali, e ora sta per iniziare la primavera per cui molte persone presenteranno forme di irritazione oculare.
Leggo oggi un articolo dell’American Academy of Ophthalmology che riporta la presenza di iperemia congiuntivale (occhio rosso) in 9 su 1099 pazienti (0,8%) con diagnosi di COVID-19. Il dato proviene da 30 ospedali sparsi in tutta la Cina. (Naturalmente dobbiamo attendere, prima di esprimerci, i futuri dati su numeri di pazienti ancora più alti)
Da queste informazioni, quindi, sembra che la congiuntivite da COVID-19 rappresenti un evento non frequente. Le altre forme di congiuntivite, come abbiamo detto sopra, sono comuni, pertanto frequentemente i pazienti contagiati arrivano come pronto soccorso all’attenzione degli oculisti, e questo aumenta la possibilità che gli oftalmologi possano essere i primi specialisti in grado di esaminare pazienti potenzialmente affetti da COVID-19
Consigli pratici: la sola presenza di un occhio rosso non permette la diagnosi o anche solo il sospetto di un’infezione da COVID-19. Non vi precipitate quindi in ospedale perché avete paura. Andate piuttosto, se avete male o un forte rossore, dall'oculista per avere la terapia oftalmologica adatta. In questo momento è decisamente sconsigliabile affollare inutilmente gli ospedali. sono Sono sospese infatti in oculistica tutte le attivitàà non urgenti, di controllo e di routine. Ciò per evitare di diffondere il contagio.
Molto più utile per le persone che non vogliono infettarsi è ricordare che la congiuntiva potrebbe essere un’importante via d’accesso al virus. Al momento non esistono dati sicuri della resistenza del virus sulle varie superfici, quindi potrebbe essere possibile che una mano che ha toccato una superficie contaminata porti il virus alla bocca, al naso o all’occhio
Personalmente sconsiglio dunque l’uso di lenti a contatto, al limite usate soltanto quelle monouso giornaliere.
Sono sempre validi comunque i consigli generali di lavarsi frequentemente le mani, evitare di toccarsi gli occhi, non utilizzare asciugamani in comune ecc.
A risentirci nel caso di aggiornamenti importanti

Dr. Mario Vanzetti

 

SCIENZA: TERAPIA GENICA AD AMPIO SPETTRO

I ricercatori del Massachusetts Eye and Ear Hospital di Boston stanno sperimentando, ancora su modelli animali, una interessante terapia genica potenzialmente rivolta a pazienti affetti da retinite pigmentosa. Questa patologia può infatti essere causata da anomalie su oltre centocinquanta geni e nel 40% dei malati spesso non è possibile rinvenire la mutazione fra quelle conosciute. Questo progetto si propone pertanto di mettere a punto una terapia genica "ad ampio spettro" utilizzabile possibilmente su tutti i casi di retinite pigmentosa. Per fare ciò si cercherebbe di intervenire su un particolare gene recettore dell'ormone nucleare denominato "NR2E3". Questo specifico gene, che andrebbe trattato attraverso un vettore virale adeno-associato, avrebbe un ruolo importante nel mantenimento della funzionalità retinica. I risultati sembrerebbero incoraggianti ma, lo ripetiamo, siamo ancora al livello della sperimentazione sui topi. Staremo a vedere se ci saranno sviluppi.

SCIENZA: TERAPIA SPERIMENTALE CON CELLULE STAMINALI

L'azienda farmaceutica americana Reneuron-Group ha diffuso alcuni dati incoraggianti a dodici mesi dalla somministrazione, su un gruppo di pazienti affetti da retinite pigmentosa, di una terapia sperimentale a base di cellule staminali progenitrici retiniche HRPC. Si tratta di una ricerca in fase I/IIA, quindi ancora abbastanza allo stato preliminare. Gli studiosi si sono tuttavia dichiarati soddisfatti soprattutto per i miglioramenti del visus che sono rimasti costanti dopo un anno. La Reneuron-Group ha pertanto chiesto alla FDA di autorizzare la prosecuzione della ricerca inserendo nuovi pazienti e con dosaggi più forti. Verrà altresì probabilmente inserito nel progetto anche l'Oxford Eye Hospital in Gran Bretagna.