OCCHI APERTI: AUDIO-LETTURA DEL NUMERO QUARANTA

Abbiamo il piacere di presentare ai nostri lettori, come regolarmente avviene da alcuni anni, la versione audio della nostra rivista ufficiale "Occhi Aperti" n. 40. La versione cartacea dovrebbe infatti essere già arrivata a domicilio degli abbonati. La voce, anche questa volta, ci è stata donata dalla nostra ottima volontaria Laura Zona di Biella che sentitamente ringraziamo. Non resta dunque che augurare a tutti un buon ascolto, tenendo conto che la registrazione, nonostante il taglio dei trafiletti legati all'attualità del momento, dura comunque oltre un'ora e mezza. Per ascoltare il documento cliccare qui sotto:

http://www.youtube.com/watch?v=a5noZK1DhRY

OCCHI APERTI: IN ARRIVO IL NUMERO QUARANTA

La nostra rivista ufficiale "Occhi Aperti" è giunta al traguardo del n. 40. Il fascicolo è stato postalizzato nei giorni scorsi e giungerà prossimamente nelle vostre case. Il numero contiene la seconda parte dell'intervista alla dott. Grazia Pertile, un approfondimento sulla retinoschisi, la biografia del grande ingegnere automobilistico non vedente Ralph Teetor, una pagina sul tiflologo piemontese Giovanni Battista Scagliotti, il dibattito dedicato al recente serial televisivo Blanca e tanti altri articoli interessanti. Presto saranno anche disponibili i PDF accessibili e la versione audio sul canale Youtube. Chi desiderasse ritirare copie cartacee supplementari potrà ritirarle liberamente presso la sede centrale e nelle sezioni decentrate. Riportiamo, qui di seguito, l'editoriale scritto dal presidente Marco Bongi:

In questo numero della rivista, come già in molti altri precedenti, abbiamo inserito la rubrica del "dibattito": un articolo a favore e uno contro a proposito di argomenti specifici che ci riguardano come categoria.
Il tutto in piena libertà, con grande rispetto di ogni opinione, purché le idee vengano espresse e motivate con argomenti razionali e fondati.
Il nostro piccolo mondo dell'informazione, dunque, che certo conta ben poco nel panorama generale, vuole così, con esempi come questi, lanciare un segnale ben preciso. Negli ultimi anni, infatti, su argomenti anche diversi come la pandemia e la guerra, abbiamo assistito a spettacoli assolutamente deplorevoli che hanno notevolmente degradato, a mio parere, il livello della comunicazione nel nostro paese.
Mancanza di pluralismo, criminalizzazione degli avversari, l'insulto come regola di base nel confronto, pensiero unico dal quale risulta impossibile dissentire, l'intimidazione elevata a metodo universale.
Mi si passi, sul punto, una piccola battuta: se ne sono accorti anche i ciechi che qualcosa di importante è avvenuto, qualcosa che certo ben poco ha a che fare con la libertà, la democrazia o la deontologia professionale!
Ebbene, per quanto mi riguarda, voglio essere in proposito molto chiaro: su questo periodico daremo sempre spazio a tutte le opinioni, non accetteremo né diktat, né padroni, né ostracismi aprioristici, né tantomeno subdole imposizioni del "politicamente corretto". Siamo sopravvissuti con dignità per tredici anni, non intendiamo certo svenderci oggi per un piatto di lenticchie!
Continueremo quindi ad informare con il massimo di equanimità ed equilibrio. Vediamo certamente poco la realtà fisica ma forse siamo, e saremo, in grado di guardare più acutamente di molti altri la complessità del mondo che ci circonda.

Marco Bongi

OCCHI APERTI N. 39: LA CIECA DI SORRENTO

Capita alcune volte di sentire persone che si pongono una strana domanda: "Ma... Chi era la cieca di Sorrento? L'ho sentita nominare ma mi sfugge il perché sia diventata famosa". Già, molti pensano che si tratti di una persona realmente esistita e non, come è in realtà, solo il titolo di un romanzo d'appendice ottocentesco.
La Cieca di Sorrento è un romanzo d'appendice, pubblicato a puntate sul settimanale "Omnibus" nel 1851 e scritto dal letterato partenopeo Francesco Mastriani (1819 - 1891).
L'autore, oggi poco ricordato, fu un maestro di questo genere narrativo, un antesignano dei moderni fotoromanzi, fumetti o telefilm ad episodi. Ciò non significa tuttavia che ogni romanzo di appendice, pur se rivolto al grande pubblico popolare, debba sempre necessariamente essere considerato un sottoprodotto artistico. "La Cieca di Sorrento" anzi è un'opera indubbiamente ben scritta, caratterizzata da pathos, sapienza narrativa e coinvolgimento emotivo. Vediamo la trama.
La giovane Beatrice di Rionero divenne cieca per lo spavento provato durante una terribile notte in cui, quando era bambina, le fu uccisa la mamma derubata dei gioielli da Ernesto Basileo, scrivano del notaio Sordi. Il doppio delitto, su falsi indizi, fu attribuito erroneamente ad un certo Ferdinando Baldieri, che fu successivamente giustiziato. Il figlio di questi, Carlo Baldieri, dopo dieci anni di volontario esilio, ritorna in Italia dopo essere diventato un celeberrimo medico. Qui conosce Beatrice, divenuta ormai una bella ragazza, la guarisce dalla cecità e la sposa quando ulteriori indagini fanno piena luce sul passato del delitto e riabilitano pienamente la memoria del padre di lui.
Come si evince dalla trama si tratta quasi di un giallo, condito però di suggestioni sentimentali e di spaccati ambientali cupi e tenebrosi. In questo periodo artistico, infatti, lo scrittore amava indulgere su dettagli macabri e quasi patologici. Fin qui la storia del romanzo. Ma esiste, come spesso avviene a Napoli, anche una dimensione popolare e gergale dell'espressione.
Per indicare infatti una persona che guarda senza vedere, osserva senza notare, perché distratta, si usa definirla "la cieca di Sorrento". Ciò specialmente al Meridione e nel Napoletano in particolare. Un motto, un adagio, un proverbio: risalire alle radici del modo di dire è molto difficile, anche chi adopera la locuzione con una certa frequenza difficilmente ne conosce la provenienza. Non sembra, del resto, che il significato abbia una relazione diretta con il testo di Mastriani.
Interessante infine soffermarsi brevemente sulla notorietà del romanzo: esso fu molto conosciuto ed editato nell'Ottocento per poi cadere lentamente nel dimenticatoio nel secolo successivo. Non mancarono tuttavia importanti opere cinematografiche ispirate alla vicenda narrata da Mastriani. Il primo film intitolato "La cieca di Sorrento" risale addirittura al 1916 e venne realizzato dal regista italiano Gustavo Serena. La pellicola più conosciuta uscì però nel 1934 ad opera di Nunzio Malasomma. Nel suo cast debuttava la futura grande attrice del neo-verismo Anna Magnani. In conclusione, ancora una curiosità. Francesco Mastriani dovette conoscere, anche sulla sua pelle, il problema della cecità negli ultimi anni della sua vita. Nonostante la notorietà acquisita era tuttavia fortemente indebitato e morì cieco e povero nel 1891. Nessun medico famoso poté infatti guarirlo come il mitico personaggio del suo romanzo.

OCCHI APERTI N. 39: ECCO L'AUDIO-LETTURA

Come già avvenuto per il fascicolo precedente, la nostra ottima volontaria Laura Zona ci ha fornito la registrazione sonora dell'ultimo numero della rivista "Occhi Aperti", organo ufficiale della nostra associazione. Con la sua splendida voce è riuscita, ancora una volta, a rendere piacevole la lettura di articoli di approfondimento non sempre facilissimi e semplici da seguire. Il documento dura, infatti, circa un'ora e tredici minuti. Invitiamo dunque i nostri lettori ad ascoltarlo attentamente cliccando qui sotto:

http://www.youtube.com/watch?v=Zo284C7mgW0

OCCHI APERTI N. 39: AMORE NELLA MORTE

Nel cimitero di Salt Lake City (USA) si trova una delle tombe più emozionanti al mondo. Non per la sua monumentalità o per il fatto di essere stata realizzata da un artista famoso. Essa celebra l’amore di un padre per il proprio figlio: la tomba di Matthew Stanford Robinson (23 settembre 1988 – 21 febbraio 1999). Quando Matthew nacque, i medici annunciarono ai suoi genitori, Ernest e Anneke, che il bambino aveva pochissime probabilità di sopravvivere. Era bene rinunciare a qualsiasi speranza, perché poteva trattarsi solo di ore. Matthew, invece, a dispetto delle previsioni, visse undici anni. Meravigliosi e pieni di doni per la sua famiglia. Regalati da un bambino che, nonostante la sua gravissima disabilità, dovuta alle complicazioni durante la nascita (era cieco, paralizzato e riusciva a pronunciare pochissime parole) seppe vivere come un leone il tempo che la vita gli aveva messo a disposizione. Vivace e allegro, riusciva a contagiare chiunque con la sua gioia di essere al mondo. Una creatura speciale, che volò via, nel sonno, con la leggerezza di una piuma. Il suo spirito libero è stato immortalato nella scultura che ne sovrasta la tomba. Non una semplice lapide, bensì un inno alla bellezza della liberazione dai fardelli terreni. Ernest, insieme alla cugina Susan Cornish, ha realizzato la statua (installata nel 2000) facendo in modo che, quell’angolo del cimitero, sia un luogo di ricordi felici e una fonte di ispirazione per coloro che devono affrontare problemi di disabilità. La scultura mostra Matthew nell’atto di alzarsi dalla sedia e spiccare il salto verso l’alto. Nel suo sguardo si può leggere tutta la felicità che ha irradiato intorno a sé e che lo accompagna nel volo verso l’eternità. I milioni di visitatori che, ormai da anni, rendono omaggio alla tomba di Matthew, portano nel cuore l’amore incondizionato che spinge a vivere la vita e ad affrontare il futuro, qualsiasi esso sia. Questo era il desiderio di Ernest: fare il possibile affinché, il contributo di suo figlio al mondo, non venisse mai dimenticato.

Laura Zona

OCCHI APERTI: IN ARRIVO IL NUMERO TRENTANOVE

È stato postalizzato, nei giorni scorsi, il n. 39 della nostra rivista ufficiale "Occhi Aperti". Anche questo fascicolo, come i precedenti, si caratterizza per la pubblicazione di numerosi articoli di approfondimento. In campo oculistico segnaliamo un contributo sull'optogenetica del dott. Mario Vanzetti, l'intervista alla nota oculista veronese Grazia Pertile, un approfondimento sull'atrofia girata della coroide e una trattazione sulla terapia genica PROQR di Claudio Pisotti e Luca Colombo. Sul piano culturale sono presenti invece un'intervista allo scrittore non vedente Roberto Turolla di Valter Perosino, la rievocazione del poeta rinascimentale Francesco cieco da Ferrara e un pezzo sul romanzo d'appendice ottocentesco "La cieca di Sorrento". La rivista è stata già caricata, in formato PDF accessibile, sul sito internet www.ipovedenti.it e sarà prossimamente disponibile anche in versione audio-lettura sul canale YouTube. Chi desiderasse inoltre avere altre copie cartacee potrà ritirarle gratuitamente presso le nostre sedi.
Pubblichiamo, quì di seguito, l'editoriale di Marco Bongi che apre la rivista.

La notizia, giuntaci lo scorso novembre, che il Torino Film Festival, dopo sette anni di iniziative sull'accessibilità a favore delle persone disabili, non aveva più inserito, nel programma 2021, nessuna proiezione audiodescritta, ci ha sicuramente stupiti e amareggiati. Abbiamo pertanto protestato insieme all'associazione "Più Cultura Accessibile" e ad altre organizzazioni operanti nel settore.
Anche se poi la questione si è parzialmente risolta positivamente, dobbiamo tuttavia, a mio parere, tornare ad interrogarci seriamente sul ruolo attribuito alla cultura, e soprattutto alla cultura cinematografica, all'interno della nostra categoria che comprende gli ipovedenti e i non vedenti.
Avevo già trattato sinteticamente questo argomento nell'editoriale del n. 37 di questa rivista. Allora mi compiacevo del fatto che molti non vedenti si stavano dedicando alla scrittura di libri. Oggi, al contrario, osservo un certo distacco dei medesimi dal mondo dello spettacolo: teatro e cinema soprattutto, forse un po' meno dalla musica.
Si tratta, in parte, di un fenomeno comprensibile. Il cinema è un'arte basata soprattutto sull'immagine, per recarsi nelle sale di proiezione bisogna muoversi nella città fra pericoli, barriere e luoghi sconosciuti, molte pellicole possono essere fruite anche comodamente a casa tramite la TV, il computer o i CD-audio.
Eppure, dopo aver enunciato e analizzato tutte queste attenuanti... rimane ancora l'amaro in bocca e la netta sensazione che i disabili visivi preferiscano sostanzialmente altri passatempi.
Diventa allora quanto mai urgente ribadire con forza il concetto che la cultura, in qualunque ambito, e ancor meglio se ad ampio spettro, è stata e rimarrà anche in futuro, uno dei fattori più potenti di un'autentica integrazione sociale. Il non vedente che sappia parlare, discutere, argomentare, e magari aiutare gli altri ad interpretare un testo, un algoritmo, un documento, sarà sicuramente cercato e non soltanto compatito. Ricordiamolo sempre. Anche per questo sul nostro giornale pubblichiamo spesso articoli impegnativi e in grado di stimolare il dibattito. Il cinema rientra, a pieno titolo, in questa formazione culturale a tutto tondo. Dobbiamo esserne pertanto consapevoli e, anche noi che non possiamo vederne le immagini e i colori, sentirci protagonisti e non solo comparse.

Marco BONGI

 

OCCHI APERTI n. 39 - Dicembre 2021

In questo numero:


- EDITORIALE: "Fruire della cultura per pretenderne l'accessibilità", di Marco Bongi

- POLITICA: "Arrivano i doni di Natale, forse il carbone della Befana", di Pericle Farris

- RICERCA: " Cofinanziato l'acquisto di uno strumento fondamentale", di Luca Colombo e Claudio Pisotti

- MEDICINA: "L'atrofia girata della coroide, una malattia rara ma interessante"

- SCIENZA: "Terapia optogenica, una speranza o una nuova illusione?", di Mario Vanzetti

- INTERVISTA: "Occhi Aperti incontra la dott. Grazia Pertile: una carriera interessante al servizio della scienza", di Davide Cervellin

- PSICOLOGIA: "Barriere sensoriali e psicologiche", di Simona Guida

- CANI GUIDA: "Cammino quindi sono", di Simona Tesio

- MUSICA: "Handel su disco", di Giovanni Tasso

- LETTERATURA: "Roberto Turolla si racconta: musica, scrittura e tanto entusiasmo", di Valter Perosino

- ARTE: "Arte che passione: la storia di Deborah Tramentozzi", di Angela Trevisan

- POESIA: "Francesco cieco da Ferrara, poeta e autore de 'Il Mambriano'", di Marco Bongi

- CULTURA: "La cieca di Sorrento, un'opera di fantasia divenuta un simbolo"

... oltre a tanti altri articoli e rubriche sulla vita della nostra associazione.

SCARICA OCCHI APERTI numero 39 - 2021

PREMIO OCCHI APERTI 2021

La Giunta Esecutiva di APRI-odv ha deliberato ufficialmente l'attribuzione dei Premi Occhi Aperti 2021 a tre personalità che si sono distinte per iniziative di alto valore sociale a favore dei disabili visivi. È stata una scelta difficile ma condivisa da tutti i componenti del collegio. Comunichiamo dunque i nominativi prescelti che sono i seguenti:

- Luigi Brugnaro, Sindaco di Venezia
- Claudio Giulini, titolare di Villa S. Uberto a Busto Arsizio
- Giancarlo Dettoni, addestratore di cani guida

La consegna delle targhe avverrà, secondo modalità da stabilire, in base alle singole situazioni. A causa, infatti, delle difficoltà logistiche ancora determinate dalla pandemia, anche quest'anno saremo costretti a sospendere la tradizionale festa di S. Lucia. Al momento delle singole premiazioni riferiremo dunque le motivazioni ufficiali del riconoscimento.

OCCHI APERTI N. 38: AUDIO-LETTURA

Abbiamo il piacere di presentare ai nostri lettori la versione vocale di Occhi Aperti n. 38, l'ultimo numero della nostra rivista ufficiale. La lettura è stata affidata, per questo fascicolo, alla nostra ottima volontaria Laura Zona di Biella: davvero una bella voce che non si fa fatica a seguire. Il documento, della durata di circa 82 minuti, è stato caricato sul nostro canale Youtube. Ringraziando Laura per la sua disponibilità, inseriamo qui sotto il link per ascoltare la registrazione:

http://www.youtube.com/watch?v=yEewgeibC5Y

OCCHI APERTI N. 37: IL MUSICISTA GIORGIO OSTI

Nel 1901, un giovane studente, aspirante poeta e scrittore, sottopose alcuni suoi scritti all’attenzione di Rainer Maria Rilke, affermato esponente di una cultura cosmopolita.
Perplesso, il Maestro chiese: “Ma,oggi,cosa hai scritto?”. L’allievo rispose: “Oggi nulla”. Il Maestro concluse: “Non sei ancora scrittore” e lo spronò a lavorare quotidianamente.
L’esempio citato, ci porta a presentare il protagonista della rubrica “Rappresentare l’arte” in questo numero della rivista.
Giorgio Osti, associato Apri, è un musicista con una vastissima esperienza.
Alla domanda “Oggi cosa fai?” Osti, come suggeriva Rilke, spiega: “Oggi suonerò uno dei miei strumenti a corde: il banjo a cinque corde. Proviene dalla tradizione nordamericana, ma, precedentemente, dall’Africa, dagli schiavi. Suonato dai neri, ma poi modificato dai bianchi. Sono nate, così, nuove composizioni per nuovi strumenti, alcuni riconosciuti anche per il valore terapeutico. Suonare il banjo, da sempre, mi dà tranquillità. Ho suonato anche la tromba, ma è stato più uno sfizio degli anni dell’infanzia. La tromba non è come la chitarra. Tutta un’altra cosa”.
L’entusiasmo è evidente quando spiega: “Inutile dire che ero partito senza spartito. La mia formazione musicale inizia fin da piccolo, con due genitori appassionati che mi hanno trasmesso questa passione, la voglia di ascoltare, di approfondire, di sentire. Mio papà guardava l’opera musicale lirica. Iniziai a familiarizzare con canto, libretti, recitazione, orchestra, coreografia, scenografia ed infine il pubblico… quest’ultimo, in questo periodo, è distanziato, ma la voglia di fare continua, anzi si rafforza. Nessun virus bloccherà la voglia di esprimere, conoscere, studiare, aiutare ed essere aiutati. Nessuno, inoltre, può censurare l’espressione più generosa al mondo e con effetto boomerang: il volontariato”.
A dodici anni, Giorgio, che oggi di anni ne ha 62, ma non li dimostra, iniziò a suonare il pianoforte. La sua insegnante, francese, era molto esigente e gli impartiva lezioni di teoria, solfeggio e così via. Era bello il pianoforte, ma la musica richiede tecnica e trova la propria espressione nella libertà. La rigidità dell’insegnante contribuì a spingerlo ad un cambiamento. A quattordici anni iniziò, quasi per gioco, lo studio della chitarra. Decisivo, fu l’incontro con la musica folk blues country. Cominciò, così, a frequentare la scuola di formazione musicale di Torino. Studiava chitarra classica con il maestro Luigi Locatto. Oggi affermato liutaio.
Osti conclude: “Nella vita di ognuno c’è sempre una svolta, un punto di rottura e di crescita. Da quel momento, istintivamente, mi sono focalizzato sulla musica tradizionale nord-americana, in particolare il bluegrass, e, quindi, il banjo a cinque corde, poi il mandolino, la chitarra acustica. Il tutto declinato in alcune forme della etno-folk, old time irish. Nell’arco di quarant’anni, ho suonato con molti musicisti americani e non solo, imparando molto”.

Valter Perosino