Oggi incontriamo il dottor Mauro Fioretto dirigente di secondo livello Asl/Alessandria.
Gli Abbiamo chiesto di illustrarci le attività della sua struttura e le novità scientifiche riguardanti i pazienti con patologie retiniche.
Con piacere proponiamo in versione integrale il suo intervento.
Prima di tutto desidero ringraziare per la opportunità che mi viene offerta nell’illustrare alcune problematiche oculistiche attuali. Dirigo la divisione oculistica della Asl/Al,costituita da quattro ospedali che sono Acqui, Casale Monferrato, Novi Ligure e Tortona. Di questi ospedali Acqui, Novi e Tortona rispondono alle necessità di primo livello, ovvero, oltre alla attività di pronto soccorso e ambulatoriali, eseguono interventi di cataratta e annessi oculari. Casale fa da centro retina medica per tutta la Asl ed esegue anche interventi di secondo livello come trapianti di cornea, distacchi di retina, vitrectomie, glaucomi e, ovviamente, tutta la chirurgia di urgenza.
Il nostro centro di retina medica, che è centro di riferimento regionale per le maculopatie, assorbe gran parte del nostro tempo producendo oltre 3000 iniezioni intravitreali all’anno con tutto ciò che ad esse sono correlate ( visite, Oct, Fag, trattamenti laser ecc.) A proposito di trattamenti laser, stiamo acquisendo una nuova metodica di laser micro-pulsato che ci consentirà di trattare più casi di maculopatie in modo assolutamente traumatico. Sta inoltre arrivando un nuovo farmaco che ha appena ricevuto l’approvazione degli organi competenti a livello europeo e italiano che, pur non rappresentando la panacea delle maculopatie, costituisce un certo passo avanti dal punto di vista della farmaco terapia delle maculopatie. Resta il fatto che attualmente, purtroppo, se il paziente giunge a noi in fase di atrofia maculare, nessuno al mondo può fargli ricrescere la retina che non c’è più. Conosciamo tutti le avanzate ricerche scientifiche su retina artificiale e su cellule staminali, ma i risultati sono ben lungi da una vera applicazione su larga scala per cui ciò che serve è assolutamente evitare che si giunga a maculopatie avanzate/atrofiche.
Per questo motivo a scopo di screening abbiamo istituito un “esame fundus a tempo zero” cui accedono molte persone che, se necessitano di esami più approfonditi, vengono immediatamente sottoposte alle adeguate indagini cliniche e conseguenti terapie. A tale iniziativa accedono tutti i medici di base e territoriali adeguatamente coinvolti mentre i colleghi oculisti ovviamente saltano questa fase per accedere direttamente al secondo livello diagnostico e terapeutico. Una adeguata sensibilizzazione della popolazione alle fasi precoci della patologia in questione potrebbe non annullare ma certamente ridurre notevolmente il numero di persone cui altro non resta che rivolgersi ai centri di riabilitazione visiva. È questo un settore complicato e difficile da gestire che richiede risorse umane e tecnologiche con elevati costi di gestione. Non ha senso improvvisare centri di ipovisione che finiscono per dare un occhiale da ingrandimento e abbandonare il paziente. Il soggetto ipovedente necessita di essere costantemente seguito non solo negli ausili, ma, anche, nel supporto psicologico necessario per un possibile ed auspicabile reinserimento nel mondo sociale e lavorativo. Da qui nasce il problema: i piccoli centri non riescono attualmente a supportare quanto serve.
I grandi centri si trovano solo nelle città più importanti che spesso sono difficilmente raggiungibili dal soggetto ipovedente. Appare evidente la necessità di sensibilizzare gli organi competenti a livello politico amministrativo tenendo presente che, anche volendo prescindere dalla deontologia, un paziente adeguatamente reinserito nel mondo del lavoro diventa un soggetto economicamente autonomo e soggettivamente soddisfatto. Cerchiamo di collaborare tutti, ognuno per le proprie competenze, perché questo venga interpretato come il risultato sociale da perseguire.